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Salmoni quantici

tagliare il reale per esporre il silenzio nella sua nudità

un osceno tifone d\’amaranto decise che era giusto radere al suolo il regno intero per uno scherzo molto pigro del destino che mai si ricorda di farti sorprese del tipo una donna fatta di soldi fatti di krapfen al gianduia damascato avveneristico e al contrario.

Mai. o Quasi,
Quel giorno infatti, passata la tempesta, dalle macerie della città in pensione nacque una Venere apocalittica e al sentore di zenzero, quanto è ovvio, nemica di ogni passione o altrimenti iniquità dilaganti che tutto possono e prevedono e fanno.
Sua nemica principale nell\’economia del racconto era la sua fantomatica sorellastra, Burgunda, nata da padre ignoto e madre d\’altri, parassitando le attenzioni e le coccole e dio solo sa che altro, Burgunda si fece strada nei sobborghi londinesi di fine ottocento tra un merletto e un aringa sotto sale, immagino, diventando così in breve tempo il capo di qualsiasi cosa avessi in mente all\’inizio dell\’enunciato.
Facciamo della yakuza anzi no, la Triade Cinese.
Burgunda quindi, temutissimo capo della fantomatica triade cinese che apre i negozi in italia e i ristoranti e i centri unghie con massaggi, decise che era giunto il tempo e il luogo di farsi un bagno clamoroso nella vasca in marmo stile scarface col megaschermo tutto intero e tanto di lacchè, perchè e un oceano di purea di fragola che le facea da contorno.
Si.
Sua sorella invece, povera per partito preso, non avea nome nè volto ma aveva un culo da multare in pubblica piazza cinquecento volte al giorno.
Non successe niente e i personaggi morirono senza mai incontrarsi nè pensare pure per sbaglio l\’uno all\’altro, ma settecento mesi dopo al  vescovo maggiore di Capital Sette gli venne in mente di declamare a tutti quanti il piu\’ maggiore dei reati:

Udite, popolo osceno fatto di occhi e stupide orecchie da masticare, dio boia, si, sono un vescovo e posso dire dio boia, se non lo posso dire io chi altri sennò, comunque, popolo boia fatto di capre al pascolo di un erba diabolica e infatti azzurra come il peccato, ma insomma, niente.
Sterile come una papera di gomma.

Ma siccome a noi ci piace che finirlo su in bellezza: Sborra.

Sperma.
Gomma dura a masticare.

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solo parole come schegge taglienti che graffiano insieme
vetro e orizzonte
pelle e speranza

ogni virgulto pasciuto per caso
novantanove isterie dilaganti
rappresaglia oscena di ogni errore avessi mai potuto compiere, ma di soppiatto, Dio solo sa – se di nascosto.

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allora, dunque, ricominciamo

richiami fintocatartici imbalsamati da salami che hanno perso la gioia di vivere, gatti morti per caso, gatti morti in culo, richiamatori pseudoquantici che non dicono mai quello che pensano, veramente, poi del resto una protonoia siderale, a cui non penso mai durante le ore del giorno, occupato come sono a godere del respiro sincopato della mantide.

Foie gras.

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