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Io, tu e Alberto Signorini.

Sto guardando il grande fratello vip.
Oltre ad essere capitato, mi piace pure fino a un certo punto – nel senso
mi riesce facile sentirmi migliore, guardando certa roba.
Poi ad un tratto, tra gli altri, esce Alberto Signorini.
Già scriverlo con la maiuscola mi fa un po\’ strano.

A un certo punto, io che ho fatto dell\’introspezione uno stile di vita
mi sono chiesto: ma se mi offrissero la parte di Signorini, nel senso
il ricchione frocio appassionato di gossip, che per il gossip si infervora e diventa tutto serioso e serio e seriale e che altro

ecco
forse per un bel po\’ di soldi lo farei, non ricchioneggiare ma dico, almeno far finta, forse, per la giusta cifra, forse lo farei.
Se mi pagassero abbastanza forse riuscirei a interpretare persino la tua parte.

Ma si sa che a me dei soldi non me ne è mai sbattuto abbastanza, per farli, dio boia, cristo e chi più ne ha più ne metta

dentro al culo del Sig. Signorini.

Vaffammocca per contratto.

Alfonso*

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Ci parliamo e ci guardiamo in faccia e non abbiamo più niente da dirci, quasi, solo qualcosa da farci.
Pure meglio.

Ecco si l\’ultima cosa che volevo da sti tripz era fare il bilancio disastrato di quello che sono e quello che ho ottenuto e di quello che stringo al momento ma,
a quanto pare le cose come al solito prendono piacere nel dispiegarsi nelle maniere che in realtà ti eri già abbastanza prefigurato, del tipo la peggiore delle ipotesi non è mica male come prospettiva.


Metterti la lingua in bocca mentre ti muovo il cranio con le mani e tu mi tocchi il cazzo.
e le palle. Con una mano il cazzo e con l\’altra le palle.
Splendore marciscente. Irriverente sdrusciamento coatto del mio pene sui tuoi fianchi.

yuhu.
Sbatterti un po\’ non come si deve, ma come mi viene, che io sono quello che sono e tu una bella zoccolona comunque non te lo leva nessuno, tranquilla.

All right men alla prossima, forse.

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efeba creatura azzurrognola a cui mai niente è stato dato sperare.
Siamo quello che pensiamo, con qualche kilo di carne in più.
Che non fa mai male se non a se stessa.
O quasi. Distruggiamo qualsiasi cosa metta in pericolo il preservamento della bolla.

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Ed io che mi ero calato sti due trip nella crudele quanto vana speme che mi avrebbero coadiuvato a scrivere roba cangiante ed elastica, sotteranea ingordigia che porta a consumare tutto troppo in fretta, quasi per sbaglio, sicuramente per miracolo fortemente desiderato.
grazia negata, restatene al purgatorio.

merda.

danzare avrebbe molto più senso con una colata di bava e sangue catatonico che ti sgorga copiosa dal  cavo orale.

Oppure sgozzata, sgozzato, appeso per i piedi e lasciato a dissanguare.
Mica male come visione.
As a pig.
Like a cochonne.

love&peace fuori con la guerra in testa dentro.

Ha sempre fatto troppo male.
Alla lotta ho sempre preferito il gioco, arrivato a quarant\’anni sinceramente un poco me ne vergogno anche. Non ho mai capito se sono stato troppo duro con me stesso oppure troppo lasso.
Probabilmente entrambe le cose, nei momenti sbagliati, figuriamoci.

So ancora come divertirmi, per fortuna, godere abbastanza. Mai troppo, di solito.
Il giusto per lasciarmene ancora la voglia per la volta dopo.
Mi preservo in virtù di sto cazzo di medie dimensioni, in pratica.

Io che pensavo di essere sano, mi avete ammalato.
Mi sono fatto ammalare.
Non mi sono difeso abbastanza e per questo mi torturo notte e giorno
qualcuno dovrà pure pagarla, dilazionando.

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