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avanza faticosamente, barcollando verso il nulla
gli fa schifo tutto il resto, adorerebbe soltanto stare ad ascoltare il silenzio

ma non è dato né d\’uopo
a lui non è permesso

concatenazioni subumane dovrebbero tenerlo ancorato al terreno

volare altrove, comunque, ascensione caustica

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ma amo tutto il resto

la mia psichiatra vuole ch\’io scriva. la venexiana pure. il troll palloso anche, giusto per starmi a commentare malamente nei momenti meno adatti.

io invece sorvolo saccente (come pochi) il rado raso delle chimere.
io invece mordo innocente carne morta a causa d\’altri, ch\’io mai avrei osato, potuto, anche solo e per di più, stare a immaginare.

però mi piace/piaci, li odio tutti.

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e questa è la poesia più bella che mi veniva in mente in questo momento

un velo di ghiaccio per assaporarmi i coglioni
nel senso che non ha senso, mai, ma dovrebbe, comunque, storie che durano due parole, serie.
Del tipo che sono quasi sollevato quando sento di gente che non beveva e non fumava ma si è beccata un tumore, lo so che non è bello ma non è colpa mia, se sono catastroficamente fatalista, qualunquista e che più ne ha più ne mettista.
Si, l\’ametista, l\’ametista soave che tutto ghiaccia in estate ma ti riscalda in inverno, sono il figlio del dio Ventilatore, il cibo liofilizzato m\’è candido nettare, nelle afose giornate d\’arsura a cui tutti dovremmo rendere conto, se non mi sbaglio, ma erro non pensante di fronte al penultimo uragano, mi fa specie, mi fa, mi droga di coriandoli bislacchi, mi eleva di fronte a voi, paladini del niente, difensori di stocazzo, mietitori.

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Profetizzo la fine di ogni sentire, ingranaggi osceni arrugginiscono al suono di un tumore che si va via via diffondendo, sempre più implacabile e letale, sotterraneo, nascosto ma solo fino a un certo punto.

Gli occhi dei più, nel frattempo, gioiscono assuefacendosi al rumore.

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Impianti di bronzo che ti costringono a godere delle piccole cose, niente più denti, solo fango a masticare il coraggio che avevi avuto ma che a conti fatti, ti è sempre mancato per imparare a sorridere persino delle avversità dilaganti a cui il mondo, poco elegantemente, si è abituato.

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