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umori a tenuta stagna

 cavalco l\’onda di un dissenso spontaneo, liberatorio

d\’inadeguatezza plateale

bellissimo, per quello che riesco a ricordare

distratto come sono dall\’armonia delle costellazioni interne

mentre le ombre affilano il veleno

marionette senza fili danzano e distorcono il suono vuoto della mia chimica cerebrale.


sono io stesso il mantra che invoco mentre il mondo intorno a me si rende elastico

strade affollate di nonsensi feroci, voraci – 

tendono a ricordarmi di esser vivo nonostante la pesante assenza di una ragione, una qualsiasi

per continuare ad esser vero, pulito – quasi innocente.


dedico canzoni un po\’ contorte solo ai figli dell\’abisso;

possano trovare – aldilà della tempesta

fiumi di smeraldo liquido e quarzo armonico

mercurio vivido e pulsante nelle vene ubriache di paure mai sopite

contraltari di speranze sorde ad ogni stupido frammento di buon senso.

la maschera non c\’entra un cazzo ma mi pareva d\’uopo ricordare

al mio pubblico pagante

che solo io sono il padrone del mistero che ci unisce, consolandoci, rendendoci mutui schiavi di meraviglie sussurrate che fanno fatica ad avverarsi.

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