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BianKa Neve – CAPITOLO 1

 Compongo strani suoni usando le mani come strumenti

BIANKA Neve

bianca Neve era una tipa astratta, le piaceva divulgare meraviglie purulente sopra le case degli altri  e non si curava affatto delle conseguenze che tutto ciò avrebbe potuto avere.

Ella si beava infatti di una strana scimmia di nome Nessuno, tristemente complicata quanto ragguardevole riguardo ai modi e ai fatti.

Comunque, un giorno di media portata BianKa Neve decise che era arrivata l’ora di raccogliere dei funghi dalla foresta di smeraldo e onice, profumata di fragranze sempre nuove quasi quanto quelle mutandine di quella tua zia adorabile quanto profumata in eccesso.

Non volle andar da sola, però, e così riuscì a complicarsi la vita invitando a sé cinque nani e un Principe.

Gli altri due (nani) erano già in vacanza negli spudorati pressi di Vigevano.

A far free climbing sopra ai cessi, dicevano.

Nel frattempo un’oscura forza mascherata decideva le sorti della conquista più austroungarica che tu abbia mai conosciuto in vita altrui.

La forza oscura puzzava di vecchio.

I funghi, dal canto loro, violacei come il mio desktop, brillavano, astratti, sopra ai confini di un sottobosco ascoso, severo ma morbido, verde luccicante, di strani muschi e suoni pacati, brillanti, unici.

Ma era arrivato il tempo di partire

nano number one pizzica il culo a nano number five e dice a tutti che è arrivato il momento di seguirlo, oltre la porta, il regno dei Cristalli aridi e avidi e madidi come la pece (ma più bianKi) li stava aspettando. 

-ok ragazzi, arrivo io 

disse il principe, sorvolando grazie al mantello l’intera scena, un po’ nascosto dalle ombre, mezzo ancora dalla nebbia

-arrivo io e vi dico: DOCET

QUARTO NANO DOCET

-ma in che senso?

fa Bianca Neve e tutti:

-BOOOH.

Ho capito, fece il terzo nano, ho deciso che da oggi qualsiasi voglia cosa vi venga in mente, io la dovrò – neutralizzare!

-e perché?

chiese Cucciolo, forse il quinto, forse il terzo, dei nani

-Perché l’altro ieri ho sognato un cugino vandalo di Adolf Hitler, che mi diceva: apri gli Occhi, il tempo è VENUTO affinché io possa destinarmi al domani

-Capisco, fece il quarto nano, ma adesso è proprio ora di andare

-In effetti, vai partiamo – fece il principe

Aperto il cancello, una distesa candida di meraviglie caramellate si palesò agli occhi del gruppo, bianche come lo zucchero, dolcificanbrillanti, quasi adipose.

Erano piante o animali, graziose nel gusto e soporifere nell’umore, sempre madide di speranze ancora a venire. Un mondo giovane, carico di meraviglie un po’ cangianti.

Ma posto il secondo passo a BianKa neve scoppiò un brufolo e subito dopo udì un rumore, un ululato quasi, proveniente dalle gerarchie tonanti del mezzogiorno.

Ella udì il suono del primo attore osceno e confabulante inviato dalla oscura forza per impedire la raccolta, dei funghi saKri, che la dama e i nostri assolutamente volevano.

-Non aver timore, BianKa neve, disse un nano, il terzo se non erro – ho qui un rimedio protozoico inventato da mio nipote Achille, proveniente dalle spazientite lande dell’ovest a sud della Marchilonia, rimedio bianco, soffice e soave, basta un sorso, solo uno, e tu ed io e NOI, diventeremo un tutt’uno con la macchia.

-Sei d’accordo?- Chiese il principe

ed ella, neve BianKa annuì, bevendo.

Non appena il liquido fu ingurgitato, un fragore sommesso sbalzò impavido dal petto pulsante della ragazza, impetuoso ma dolce, ovattato e sincero.

-Cazzo che minchia di botta!

-Hai visto, fece il nano, sornione – adesso passa la bottiglia che ce ne imbeviamo un po’ anche noi!

e bevvero, stavano a malapena a due metri dal cancello ed essi bevvero, tutti, poi soddisfatti ringhiarono e ringraziarono Allaide per il saKro gusto del suono.

O del liquido, nelle vostre menti.

Comunque, i sette, compresi Principe e BianKa Neve, meno due dei nani, tipo stavolta fecero un quindici kilometri di strada a piedi, cantando e saltellando, quasi in estasi primigenia dovuta al fatto che avevano ingurgitato il liquido saKro-magiKo  donatogli da voi sapete bene chi.

-E quindi? Fece a un tratto Truzzolo, uno dei nani

-Cioè mi avevi detto che mi dovevi dare una sigaretta e invece ti sei rollato un cannone, nottetempo, tergiviriscarabilmente suppongo, ma non ti vergogni?

disse a Cucciolo, che adesso era diventato il secondo nano.

Brontolo lo interruppe: Non essere così scontroso, Truzzolo, il ragazzo aveva solo voglia di fumare, e poi mi deve  fare fare  anche due tiri, vero?-

Ma proprio mentre Cucciolo stava per annuire e passargli la canna, o joint o spliff o blunt, che dir si voglia, no, ecco che ti appare un super-omo palestrato di nome Giancoraggio.

Con una tutina aderente gialla e viola, lucida come un pacchetto di patatine del supermercato.

Portava pure un mantello se non mi sbaglio anche, viola anch’esso, come un lillà.

In una radura affatto mistica, circondata da alberi lunghi e sottili che mi ricordavano i cipressi, ma più bianKi.

-Ciao, sono Giancoraggio, eccomi a voi in adeguata vece, che con voce tonante torno per la prima volta  dirvi che c’è un’offerta, un’offerta vantaggiosa atta a lavare a me a voi, le mani, i piedi e forse anche la faccia, con uno scellino in più anche le ascelle.

-Ma davvero? fece il terzo nano – ma davvero tu pensi che io e noi e noi e loro abbiamo forse il bisogno di lavarci le ascelle, in un giorno come questo, invernale al cristallo, freddo e sterile come la pietra?

-In realtà sono venuto qui per dirvi di stare attenti, disse Giancoraggio, attenti perchè svoltato quel finto angolo oltre la siepe nevralgica quanto cristallina, vi ritroverete in una palude, ombrosa quanto indigesta, fottutamente placida ma kaotica, portatrice di dolci sogni e morte, morte a palate.

In quella palude crescono imberbi i fiori del loto nero, provenienti alquanto dalle oscure paludi dello Stige.

-E chi li ha portati qui? 

Fece a un tratto BianKa Neve, giustamente incuriosita

-Sempre mio cugino quell’Achille, figlio di Novara, figlio di Vincenzo, disse il nano cugino di Achille.

-È uno spacciatore D.O.C. , precisò Bistrattalo, quinto dei nani.

Il principe, un po’ geloso, chiese, rivolto a Giancoraggio:- E mò che vuoi, mille lire?

-Si, ne avrei prescia e anche che bisogno, ma attenti, attenti al mio vaticinio acuto nonché cronico, attenti poiché oltre le paludi del loto nero incontrerete altri perigli, pericoli, attenzioni e necessità.

-Tipo?

-Tipo la steppa delle merendine urticanti.


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