Racconti

RABARBARA – CAPITOLO 4 – LA STEPPA DELLE MERENDINE URTICANTI

Fatto si che loro erano giunti nella campagna, questa steppa maestosa e violacea gli si presentò innanzi agli occhi un po’ stanchi degli assoluti viandanti ormai sette suppongo e via via discorrendo, quasi come tenendosi per mano, il gruppo quindi, devolvendosi a raggera, cominciò ad esplorare placido queste terre erbose ma non troppo, di edera e licheni sussurranti nelle trame di un’io scomposto altrimenti che altrove.

Un sole verdognolo illuminava il tutto, un sole che un tempo era stato beffardo ma ora era ormai cauto, riguardoso, sottile.

Fu Rabarbara a percepirne per prima l’essenza, la sofficità e la scioglievolezza, della prima merendina.

Come un batuffolo di neve o di zucchero filato, essa rotolava come un cespuglio rotolante dell’Arizona, ma questa volta molto più ad est, sulle lande placide della vallata

scoscesa giusto a tratti – da qualche roccia d’onice puntuta e raffinata, tagliente, dipinta di nero.

Ed ecco il primo “WOW” “MA CHE È”, -guarda lì!

Eccone un’altra – ed era proprio la merenda più brioche ed arzigogolo-paffuta che ti potessi immaginare, 

ricoperta di uno strano strato di zuccheri a scaglie meringate ed ostrogote, succulente agli occhi e alla radice stessa delle papille gustative che avevano la loro origine nel Male.

Non passarono neanche quindici secondi che l’intera combriccola dei sette si ritrovò circondata da un uragano  di merende provenienti da ogni dove, come, credo e paese.

C’era la merendina all’Albicocca proveniente dal Giappone, o la fantomatica slurposa al salice piangente che deriva dalle Fiandre di tua zia Ecubalda.

Il moretto intero, tonto e intonso in cioccolato nero e perché no, suadente.

Poi la rotonda scuffia incicciata delle meraviglie gravitazionali, ricoperta da una melassa rosa al sentore di ibiscus.

e infine Lei, sua Maestà la Regina delle Merendine, la Girella Motta, gigantesca, opinionabile, soave.

Soffice come un virgulto ma granitica come un tumulo, s’impiantò d’un tratto d’avanti al pubblico dei sette e lì si fermò, vibrante – sospesa a mezz’aria.

a Bistrattalo scappò un “porca puttana” e quasi ci si stava avvicendando per prevaricarsi un morso pieno di quella abnorme merendina, quando a un tratto si udì un sibilo e la merenda, parlò

-Sono sette eoni e/o otto scene, che, noi, merendine urticanti della steppa violacea testimoniamo l’esistenza dell’Essere.

-È un pensiero si che profondo – disse Rabarbara, ma mi pare di non aver capito,- non del tutto, almeno 

-Non ti preoccupare,- sentenziò la succulenta animosità, – ma piuttosto, hai mai veramente guardato ancora dentro a te stessa?-

WING si udì il vento sottile farsi tagliente nella vallata, come a sottolineare l’atroce punto di domanda posta dalla merenda alla ragazza

ed ella ancora una volta chiuse gli occhi, ma stavolta ascese, in trance pseudo-apocalittica, anch’ella sospesa a mezzaria come la Girella che l’avea interrogata.

Ed erano lì, sospese entrambe nell’aria mentre una musica dolce e profana, madida ma confusa, quasi sussurrava a provenire dalla terra, ombrosa, portatrice di scarogne, maledetta.

Si guardarono d’un tratto e all’improvviso si vide una luce, bianca, luminosa fra le due –

come una scintilla distillata al centro dei loro stessi sguardi, pura, benedetta, immacolata.

Che svanirono in un botto tutt’e due e si ritrovarono al tappeto, sopra al suolo della steppa erbosa, guardandosi ancora e chiedendosi a vicenda: -che è successo?- , -Chi siamo? Io sono RabarbaraBianKaNeve e tu la Merenda Girella Motta o è viceversa?

-Io siamo?

-Noi È?

e da lì subito sparuto sparì l’incanto

diciassette stelle a firmare il ciak della scena.

Truzzolo prende l’iniziativa e rilancia: “Ehi gomma ossidrica (riferito alla merendina)”, ma quindi cos’è che ti stava per passare manco un poco nella mente, poco orsono?

-Non lo so, disse la Girella (che nel frattempo aveva ricominciato a levitare), – ma so per certo che adesso è arrivato il tempo che andiate, via, via da queste lande, urticanti come la plebe, urticanti sopra il pube, perchè noi, MERENDE, abbiamo deliberato, la più completa assoluzione per la qui presente Rabarbara immanente ma non per il suo ragazzo, elzeviro Principe di sua Maestà Principe di Carbonia.

-AH! Lo sapevo! Fece il princeps, questa volta che toccava proprio a me, la vicenda

e in effetti…

Uno strano bulbo oculare era nato lì per caso, urticante, nel buco del culo del principe.

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