Racconti

RABARBARA – CAPITOLO 5 – IL DESERTO DI VANADIO

Fu così che il Principe, insieme al sestetto, decise che era arrivato il momento di sortire, ancora una volta, slanciati verso il fungo osceno  e incapsulato dentro a un sogno che mai, nessuno mai avrebbe comunque osato oltremodo di stare ancora a sperare.

Presero la briga di partire all’alba, dopo essersi rifocillati a dovere con una scorta di merendine minori non automatiche trovate lì per la strada, tipo un mongo-gioiello blu al sapore di cobalto, o una banana split-tata ingerente novantanove fantasie all’ape maranja.

Soddisfatti da cotanto scempio dionisiaco e silvano, imprudenti posero il piede sopra a una striscia del deserto di Vanadio.

Il quarzo rosa o forse rosso, blu nel colore della notte ma anche verde, se distratte le pupille stanno ancora lì a guardare

comunque: Vanadio

e si fece la notte, mentre i sette copulavano soavi col terreno sulle scarpe, camminando sempre ad EST, sopra e a destra sempre ad EST, quarzi di brividi rosa brillavano assuefanti sopra l’iride nascosta della principessa Rabarbara, che, puntuta, divenne innanzi al gruppo e disse:

-Ora è il momento che ci facciamo un bel Pic-Nic!

-Ma come, fece Brontolo, proprio qui in mezzo allu desierto, di notte, e per di più c’a panza china di dopo d’aver affruntato le merende qui urticanti?

-Esatto, improvvisò la lady, Rabarbara di nome, e di fatto.

Dallo zaino che nascosto avea sotto l’ampia gonna tirò fuori un incastro d’incantesimo ambaradambesco , con tutta una serie di tovaglie, panini, sandwich e fazzoletti. BianKi, proprio candidi come la Neve.

Si distesero quindi i nani, affamati di panini, e il Principe seguì loro, con per ultima Rabarbara che aveva deciso di fare gli onori di casa

nel deserto di vanadio

luna mezza scolla un sorriso stasera

diciamo verde acido

con il cielo blu cobalto

e tutti lì a guardare le stelle, diciassette sorelle, incastonate in chiavi di lettura più che impossibili da decifrare

e andiamo quando a un tratto, tutt’a un punto sopra un nero masso vero appare un gatto nero e vero che, posta la sua coda a spirale intonso proprio a dritto tipo punto interrogativo chiede e fa, a Rabarbara, 

-Ma Perché?

I nani giurarono di avere sentito quel gatto parlare, all’una di notte, tralasciando la luna e la botte di vino sponsorizzata dallo zio Vitino, di nano suo cugino

-Solamente, perché?

E Rarbarbara, e il vanadio, e Battisti, e gli Stadio

tutto assunse un’atmosfera quantica, quasi più sibillina che quantica, una musica stanca

per poi ritrovarsi a pelo a pelo sopra il gatto nero e accarezzarlo davvero

sussurargli all’orecchio “mi piaci”  e lasciamoci andare in questa danza notturna, davanti al principe e ai nani, con una mano all’orecchio e l’altra alla radio, che semplifica il suono di una canzone degli Stadio nel deserto di Vanadio.

(MAH… fece la selva oscura, che si parava poco più innanzi a circa trenta gradi centigradi ad est dal punto in cui si trovavano)

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