bisogni, miscellanea, Riflessioni

uncomfortably dumb

 In ‘sti giorni mi sento svuotato, pigro e anche un po’ stupido.

Stupido perché ho speso un sacco di soldi per cocainizzare me e la mia compagna, oltre che alla coppia (maschio e femmina, onde evitare spiacevoli dubbi) di amici suoi che sovente vengono a trovarci in cerca di un po’ di svago. E di cocaina – pure troppa.

Che tra tutte le sostanze era quella che meno preferivo, prima di conoscere la mia compagna.

Pigro e svuotato perché praticamente sento di non aver più nulla da scrivere, o da dire, perlomeno nulla di interessante.

Quando c’era la ketch, o ketamina, o Special K – invece, era, mannaggia, tutto il contrario.

Accarezzavo tutto il creato con la psiche ed esso mi rispediva di rimando, frazioni ed attimi degni di essere vissuti, percepiti, per l’appunto: accarezzati.

Come il gatto nero a tre occhi che continuo a sognare, l’altra volta è stata ieri (o era ier l’altro?), strano, magico, un po’ inquietante a dire il vero.

La mia compagna lo chiama “il gatto saccente”. Ma sbaglia a chiamarlo così. 

Una volta, stracarico di 1p-lsd, uscii nel cortile della vecchia casa, quella al limitare del bosco.

All’epoca nel cortile bazzicava un branco di gatti, circa una quindicina, tra cuccioli e adulti.

Uscii e guardai un po’ i “miei” gatti. Gli ho visto gli spiriti addosso, tipo facce di gatti persiani e vagamente più malefici e feroci, che si soprapponevano alle immagini dei gatti “normali” (anche se non esistono gatti normali), volti di ‘sta specie di demoni che attraversano come onde il corpo e il pelo dei miei piacevoli gattini.

La visione mi lasciò un po’ perplesso, sicuramente inquieto.

Ma tipo è una vita e forse altri tre quarti, che sono abituato a starmene stranamente inquieto, e pure un po’ perplesso.

Ritornando a noi, l’altro giorno, durante il brunch (cocainico) che si era prolungato fino alle due del pomeriggio (e poi anche oltre), ho chiamato mio padre, quello che sta in Brasile, quello che erano due anni che non sentivo.

L’ultima volta avevamo litigato di brutto, con tanto di auguri di morte prematura e coatta.

Abbiamo parlato per circa due ore, con lui che rivangava il suo “ingiusto” passato ed io che a tratti, paziente, lo ascoltavo, e a tratti l’invitavo a non vivere in esso. Nel passato, intendo.

Quand’ecco che a un tratto ieri mi ha mandato un messaggio, per chiedermi come stavo.

Io ero lì inerme che dormivo circa da quindici ore.

Gli ho risposto che andava bene, più o meno, “tutto bene ma niente a posto”, come ha detto lui, e alla mia domanda di rimando, “e a te come procede?”, lui mi ha risposto “+o-“.

Oggi dovrò rispondergli, ovviamente e of course, anche se solo per salvare le apparenze.

Che lui non sa che non mi preoccupo così neanche per mia madre, che ovviamente è il genitore che più apprezzo perché quello che si è preso più cura di me, in tutti questi anni.

Che lui non sa che in fondo, a me non importa proprio di nessuno, a parte me stesso, e le poche persone che sono entrate a far parte della mia vita, proprio perché si occupano (e preoccupano) di me.

Farei meglio a non pubblicare questo post, ma, >>pubblica e ‘sti gran cazzi

>on air<

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