onirikron

Il demone-dracula del sottoscala

Oggi ho fatto uno strano sogno.

Appena finito di sognarlo, avrei voluto alzarmi per raccontarvelo tutto quasi in diretta, ma la pigrizia ha vinto, ancora una volta, e quindi dovrete accontentarvi (ancora una volta) solo delle ultime impressioni e le poche immagini che il sogno stesso (istesso) mi ha lasciato.

Eravamo in una stanza, io e la mia compagna, una piccola stanza da letto con due letti, separati.

A un certo punto non so come oppur non lo ricordo, è arrivato un demone.

Un demone fin troppo maschio quasi ai confini con l’-ismo.

Le cose che ci siamo detti io non le ricordo, ricordo solo che a un certo punto il demone ha cercato di possedermi, pure in termini sessuali.

Mentre lo faceva però, e questa è l’unica cosa che ricordo bene, io gli ho detto: Non riuscirai nel tuo intento, perché io RIDO di te, non ci puoi più far niente, io RIDO.

E se non mi sbaglio lì gli ho aperto la bocca con entrambe le mani, come a volergli fare una visita odontoiatrica.

Continuavo a ridere.

Dopo, nella confusione maledetta che consegue all’oblio del sogno, il demone mi ha portato nella sua stanza, uno spazio non troppo ben delineato che si trovava nel sottoscala del condominio in cui ci trovavamo. Non ricordo cosa ci siamo detti allora, di sicuro era qualcosa di significativo, ma come dicevo prima non ho avuto la volontà per alzarmi dal letto e così il tutto è andato (così) falsamente perduto, ancora una volta, nell’oceano abbastanza profondo dell’oblio.

Alla fine il demone cercava di possedere (credo anche fisicamente) la mia compagna, non riuscendoci se non solo a metà, visto che gliel’ho impedito.

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onirikron

Taci per sempre

Credo che sia arrivato il momento di raccontarti circa a un sogno che ho fatto un po’ di tempo fa.

Mi trovavo in una casa disabitata, a tratti cadente e ricevevo una chiamata al cellulare.

Eri tu, che con voce sorda e rotta simile a quella del nano di Twin Peaks provavi a ciancicarmi delle cose strane all’orecchio, così, tanto per il gusto di infettarmi ulteriormente.

Allorché io spazientito ho cominciato a urlarti di tacere, e te lo ho ripetuto tre volte: TACI, TACI, TACI PER SEMPRE! – e tu tacevi.

Riattaccato il telefono però, la tua voce, ancora più incomprensibile e sommessa, ricominciò a uscire da uno strano apparecchio posto a ridosso di un muro della casa, quello vicino alla porta d’ingresso.

E questa era la buona notizia.

Quella cattiva è che ho comprato un tuo libro, lo trovo tanto pregevole nella forma quanto (e questo è stato confermato dal mio subconscio oggi, mentre dormivo, tanto che mi sono ritrovato a pronunciare queste parole nel sonno) disgustoso nel contenuto.

Ci aggiorniamo alla settimana prossima, au revoir.

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