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Bullet with Butterfly Wings (di nuovo…)

(15 settembre 2017)

E sai perché sono tranquillo, tendenzialmente? Perché vivo solo grazie alla convinzione che tutto alla fine avrà un senso, tornando all’origine, mentre in apnea ripensiamo a tutto il passato, mentre ripercorriamo stupefatti ogni singolo stramaledetto (e insisto su ’sto concetto) istante, buio e luce cominceranno ad accatastarsi, perché mi piace il suono, tipo i pezzi del lego, La casa illustrata sulle istruzioni, io ci ho costruito una mezza astronave, coi pezzi avanzanti una clava, una bussola che non funziona e la dolcezza di cui alcuni hanno bisogno.

Io cerco di dare agli altri quello di cui ho bisogno.

Sincerità nel migliore dei casi, preoccupazione, la certezza che alla fine, il mio dolore sarà mondato dalla Vendetta, oppure da altrettanto piacere, oppure da altrettanto dolore.

Come cazzo si fa a non capire che il male che metti in circolo prima o poi ti ritorna?

Come?

Allora siete dei cazzo di ritardati di merda, come diceva mio padre.

Quanto lo odio.

Anzi no mi sono rotto il cazzo di darvi questa immagine così tragi-comicamente esaustiva di me.

Se solo riuscissi ancora a farmi venire la voglia di stare a mentire…

Ci pensi? Ci pensi cosa avrei potuto fare, ottenere, probabilmente anche essere, se soltanto mi fossi impegnato un poco di più a mentire.

Non vi odio tutti.

Odio solo alcuni, che poi tra l’altro sono sicuro che sono quelli che odiereste anche voi se soltanto vi mettessi a conoscenza di alcuni dei mirabilissimi particolari.

Che poi lo so, mi scoperei senza remore qualsiasi donna che odio, l’importante è che sia bona, appagantemente porca e bona, ma basta anche solo bona, o vagamente decente e molto porca, voi donne invece vi scopereste Hitler ma è diverso ahahaa, si, è diverso.

Credo.

Fermamente.

Scopare o essere scopati.

Il più – il meno –

il vuoto e il marketing che vibra intorno ad esso.

Lo yin e lo yang, i soldi, morire di fame o di noia, le malattie, lo stare bene,

/WE MUST NEVER BE APART!!!!

l’amore per qualcun’altro, l’egoistico amore per qualcun’altro, che ipocrisia vendicativa passivo aggressiva di merda.

“Ti amo, DIOCRISTO lo capici? Dovresti fare quello che io mi aspetto, capisci?”

O perlomeno essere quello che io vorrei che tu boh, ma che cazzo ne so, sapessi quello che voglio e/o devo fare io, saremmo già tre passi avanti verso il baratro, ma ti giuro, un baratro da gran signori, pochi libri ma buoni, anzi neanche uno, mezzo libro, molto lungo, ancora in fieri scritto tipo a 28 miliardi di mani, il titolo lo metto io e così decido anche tutte le virgole, te lo giuro, ti cambio il significato delle mutande, non ci credi? Non fa niente non ho bisogno della tua approvazione, chi cazzo ti conosce tra l’altro, tutta quest’invadenza, cazzo io vivo male capito? Perché sono sbagliato però godo, mentre c’è gente migliore, che vive nel giusto però ambisce alla sofferenza.

Poi quello troppo cristiano sono sempre e solo io.

Sono cristiano soltanto per infilare un palo su per il culo a quelli che mi stanno sul cazzo.

Gesù dice che è giusto, me l’ha detto in sogno mentre pensavo ad altro ma il messaggio aveva un volume più alto del resto, impossibile da ignorare, tipo la pubblicità di un tumore alla vaniglia, beninteso, solo quello di cui non hai voglia.

La lezione più importante che ho creduto di imparare nel frattempo?

Non permettere a niente di perturbarti il nucleo.

Disprezzo puntellato d’Amore, Bellezza, Giustizia, Odio per tutto il resto, si,

riesco anche a sintetizzare piacere dalla tristezza al crepuscolo, solo per mettergliela in culo al dolore, non mi avrà, non mi avranno, piuttosto ti ammazzo, sai che gioia in galera? I compagni di cella mi stringeranno la mano, altrimenti li ammazzo, ammazzo chiunque non sia il mio respiro, vogliamo stare a vedere? Morsi sulle parti molli, chi cazzo ci ha inventato così? La gola scoperta e non gli metti un cazzo di osso spinoso? Allora vuoi che ti ammazzi… mammifero del cazzo, quanto sono più onesti gli insetti?

Quanto dolore, ti accarezzerei per minuti pur di far finta di niente,

I’ll make the effort, love can last forever
Graceful swans of never topple to the earth
Tomorrow’s just an excuse
And you can make it last, forever you

mentire non è mai necessario, comodo solo all’apparenza

che cazzo ne so io

mi verrebbe da piangere se non vi conoscessi abbastanza,

la paura ha lasciato campo allo schifo, che poi niente dura per sempre, quasi per fortuna, ai nemici devi sputare in faccia, come quasi ci stessi facendo del sesso, come quasi, l’unica certezza è il rancore, l’unica salvezza il mio – di piacere.

Dubbi non ce ne sono a riguardo.

Indovina qual’è tra i miei pregi, quello che ti convincerebbe di più.

So I pull my collar up and face the cold on my own

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bisogni, on air, poesia?, Riflessioni

Attraversando in apnea campi di cianuro poco venefico

quando l’angoscia è l’unico strumento che ti rimane per

continuare a sentirti vivo

Dust devil swept you away.

My recollections are

All that’s left of you.

Vivere nel passato, temendo per il futuro

godere comunque del presente incombente

Quando il piacere è l’unico strumento che ti rimane per

continuare a sentirti vero

Dust devil swept you away.

Still not real.

Ash, urn, and silence.

Talk to me.

Incoraggiare con ardore ancora l’Acido a perdurare

dimentico la noia e per un momento riesco quasi ad amarvi

improvviso ritmi cangianti davanti all’innocenza della morte

sono sereno, comunque, Dio mi ha detto che avrò, in qualsiasi momento, tutto quello che mi serve

per imparare a sopravvivere.

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on air, Racconti, Riflessioni

Zombies – atto tre, paragrafo quattro, movimento 5 e mezzo

Atti a divorare i cervelli belli vuoti dei viventi, loro, gli zombie, queste poco fantomatiche creature quasi pure risibili e divertenti, fino a che non te li trovi davanti.

Dopo il sebbene poco rimarchevole successo raggiunto dai primi due atti

Zombie 1 e Zombie 2

ecco a voi l’ambitissimo (almeno dai fan, uno, morto di overdose di ketamina l’anno scorso, ma ancora lo ricordo con entusiasmo e una malaugurata voglia di conoscerlo) episodio o capitolo o atto numero 3.

Tre, proprio come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

O come il Buono, il Brutto e il Cattivo.

Dove il cattivo è lo spirito santo, e non dite che non ve ne eravate accorti.

Ma non tergiversiamo e andiamo oltre, che lo spazio e il tempo a me concessi dalla vostra attenzione da australopitechi sono pochi, così come la voglia che ne ho – e quindi sarebbe bene andare subito al dunque, che iddio ce ne abbia in gloria.

Dunque ci stava questa tizia di nome Mary, come la marijuana.

Aveva un occhio nero e un occhio blu, entrambi dovuti alle amorevoli inclinazioni del suo amorevole ragazzo, Ultraviolent.

Mary non ci entrava una cippa per il cazzo di tutto il racconto, ma a noi ci piace ricordarla così, ingiustamente turbata dagli eventi.

Un giorno tipo in Arkansas (che immagino come una versione del Kansas, ma più piratesca) caddero delle meravigliose meteoriti elettrificanti tipo dallo spazio esterno, quello dove dimorano i grandi antichi, in attesa che i quattro miliardi di anni di pausa svaniscano dentro al cesso, e di potere quindi tornare all’azione.

Queste meteoriti oltre a cadere sulla testa di mio cugino di nome Arturo, rendendolo pure più scemo del necessario, ebbero tipo l’effetto di resuscitare tutti i morti in precedenza e di renderli tutti zombie.

Inutile starmi a dilungare sulle conseguenze.

A parte che non sappiamo avvitare una lampadina ma sappiamo che per uccidere uno zombie basta bucargli il cranio, dico, ci stava questo gruppo di individui barricati in casa a causa degli zombie.

Che se li volevano gustosamente divorare.

Tutto era in bianco e nero, nessuno che riusciva ad intravederne le sfumature, dio mio solo sa quanto necessarie, nell’economia della vita stessa.

Ehi, Joe, o Jude, mi ha detto Johanna che Mery, ha detto a Billy qualcosa che adesso non mi ricordo, ma che Esmeralda sa di essere vero.

No.

Preferiamo pensare all’estetica anni ’80 di un concerto di Kate Bush.

Catia Cespuglio, proprio si.

Bad dreams in the night
They told me I was going to lose the fight
Leave behind my wuthering, wuthering
Wuthering Heights

E gli zombie si presero per mano.

E Zac prese Mandie per mano, che a sua volta prese Jason, che prese Susan

e

Heathcliff, it’s me, I’m Cathy
I’ve come home, I’m so cold
Let me in your window
Heathcliff, it’s me, I’m Cathy
I’ve come home, I’m so cold
Let me in your window

ma quindi dopo

iiiiii, wanna know, have you ever seen the rain?

e poi ancora un oceano di dolcezza inscenato proprio dagli zombiez, con una voce paradisiaca che ricorda il risvegliarsi del bosco all’alba, le promesse non mantenute e quindici fiori al sentore di miele

un vaso rotto pieno di realtà latenti che si riversano finalmente sopra al tuo cervello, otto nani da giardino, due verità scomode.

E la speranza che tutto o niente possa cambiare, che Dio sia Femmina, che per una volta le cose andranno per il verso giusto.

Ma Lui solo sa, quanto non lo faranno.

Purtroppo o Per Fortuna?

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bisogni, Riflessioni

Secondo me ci meritiamo tutto quello che ci succede, e forse anche di più. Se non ce lo siamo meritati in passato, facciamo di tutto per meritarcelo in futuro, questo è ovvio.

Io dal canto mio a quanto pare, non merito tutto quello che non mi succede, invece.

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un paio di storie

 (giusto perché mi annoiate)

KingKong

KingKong era un tipo sveglio, uno scimmione coatto atto a spendere e spandere e menare palate

pesanti sopra alla testa dei malcapitati

un bel giorno

tipo nelle isole tropicali di cui adesso non ti viene in mente il nome

KingKong fu catturato dal marito di una bionda con culo a parte, nel senso, quasi assoluto dalla persona.

Esso o egli, dipende dallo stupido momento, ivi giurò vendetta verso l’umanità intera e fece bene, perché così mi stava simpatico.

Obbrobrioso, al tramonto.

Catturato e quindi portato a New York, decise che era arrivato il tempo di mettere in moto la sua vendetta.

Prese in ostaggio la famosa bionda, quasi solo con una mano, la leccò tutta, bene-bene, fino a quasi il midollo, poi leccò un francobollo e per sbaglio lo ingurgitò.

Aveva appena assunto cinquecento lire, e ciò lo mandò su tutte le furie.

Strizzò un po’ di più la bionda, sempre con l’abnorme mano destra-

Ella strizzò gli occhi e la vagina allo spasimo.

Quasi le venne un collasso.

Il marito nel frattempo si era già fatto un’amante prosperosa e procace, come poche pornostar al mondo.

Tutti morirono, e ciò mi diede gran sollazzo, solo una storia proprio perché mi state sul cazzo.

Carina come “chiusa” eh 😉 ???

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uncomfortably dumb

 In ‘sti giorni mi sento svuotato, pigro e anche un po’ stupido.

Stupido perché ho speso un sacco di soldi per cocainizzare me e la mia compagna, oltre che alla coppia (maschio e femmina, onde evitare spiacevoli dubbi) di amici suoi che sovente vengono a trovarci in cerca di un po’ di svago. E di cocaina – pure troppa.

Che tra tutte le sostanze era quella che meno preferivo, prima di conoscere la mia compagna.

Pigro e svuotato perché praticamente sento di non aver più nulla da scrivere, o da dire, perlomeno nulla di interessante.

Quando c’era la ketch, o ketamina, o Special K – invece, era, mannaggia, tutto il contrario.

Accarezzavo tutto il creato con la psiche ed esso mi rispediva di rimando, frazioni ed attimi degni di essere vissuti, percepiti, per l’appunto: accarezzati.

Come il gatto nero a tre occhi che continuo a sognare, l’altra volta è stata ieri (o era ier l’altro?), strano, magico, un po’ inquietante a dire il vero.

La mia compagna lo chiama “il gatto saccente”. Ma sbaglia a chiamarlo così. 

Una volta, stracarico di 1p-lsd, uscii nel cortile della vecchia casa, quella al limitare del bosco.

All’epoca nel cortile bazzicava un branco di gatti, circa una quindicina, tra cuccioli e adulti.

Uscii e guardai un po’ i “miei” gatti. Gli ho visto gli spiriti addosso, tipo facce di gatti persiani e vagamente più malefici e feroci, che si soprapponevano alle immagini dei gatti “normali” (anche se non esistono gatti normali), volti di ‘sta specie di demoni che attraversano come onde il corpo e il pelo dei miei piacevoli gattini.

La visione mi lasciò un po’ perplesso, sicuramente inquieto.

Ma tipo è una vita e forse altri tre quarti, che sono abituato a starmene stranamente inquieto, e pure un po’ perplesso.

Ritornando a noi, l’altro giorno, durante il brunch (cocainico) che si era prolungato fino alle due del pomeriggio (e poi anche oltre), ho chiamato mio padre, quello che sta in Brasile, quello che erano due anni che non sentivo.

L’ultima volta avevamo litigato di brutto, con tanto di auguri di morte prematura e coatta.

Abbiamo parlato per circa due ore, con lui che rivangava il suo “ingiusto” passato ed io che a tratti, paziente, lo ascoltavo, e a tratti l’invitavo a non vivere in esso. Nel passato, intendo.

Quand’ecco che a un tratto ieri mi ha mandato un messaggio, per chiedermi come stavo.

Io ero lì inerme che dormivo circa da quindici ore.

Gli ho risposto che andava bene, più o meno, “tutto bene ma niente a posto”, come ha detto lui, e alla mia domanda di rimando, “e a te come procede?”, lui mi ha risposto “+o-“.

Oggi dovrò rispondergli, ovviamente e of course, anche se solo per salvare le apparenze.

Che lui non sa che non mi preoccupo così neanche per mia madre, che ovviamente è il genitore che più apprezzo perché quello che si è preso più cura di me, in tutti questi anni.

Che lui non sa che in fondo, a me non importa proprio di nessuno, a parte me stesso, e le poche persone che sono entrate a far parte della mia vita, proprio perché si occupano (e preoccupano) di me.

Farei meglio a non pubblicare questo post, ma, >>pubblica e ‘sti gran cazzi

>on air<

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