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Districando poche mosse a caso,

figlio di un dio randomico come il peccato di essere vivi

quasi per sbaglio

dimentico attitudini oscene e la perseveranza di stare ancora a pensare.

Morire, dunque, forse dormire, magari per sempre.

Ma sono altri i destini che ci sono stati imposti.

Avevi gli occhi del colore del muschio, se soltanto non li tenessi sempre chiusi…

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outer space/inner place

 Per fortuna, complici due birre da 8° e una cannozza di cbd, riesco ancora a co-mmuovermi, grazie al Cielo.

Comunque di un grigio meraviglioso, poco funesto, quasi rincuorante.

Mi piace l’ovattato rumore del tuono, il vento atto a scompigliare i capelli che non ho, il freddo che conserva bene la pelle.

Mi piacciono le lacrime negate che avrebbero dovuto solcare il viso d’altri, i gatti neri, i cattivi pensieri un po’ meno ma a quanto pare sono anche loro necessari nell’economia di quella che dovrebbe essere la tua mente e invece è solo un’accozzaglia di eventi messi lì a caso dal demiurgo proto-biologico che ci piace chiamare “caos”.

Se un giorno, di notte, nel deserto dovessi trovare la lampada dei desideri – le chiederei in primo luogo una ed una sola cosa.

Una bolla.

Una bolla indistruttibile ed atta al volo.

Una bolla a tenuta stagna.

Grazie ad essa potrei esplorare incolume i più inaccessibili recessi del giardino delle meraviglie in cui siamo imprigionati.

L’interno di un vulcano in eruzione, senza bruciarmi.

Le profondità dell’Amazzonia, senza essere punto da due ragni, quindici zanzare e otto dardi avvelenati dai più che giusti indios che bazzicano da quelle parti.

Il reattore di una centrale nucleare sul punto di esplodere.

Le altitudini dei nembi meravigliosi e ultra-carichi, prima di una tempesta.

Le profondità degli oceani, senza poi dover annegare o implodere per la pressione, o senza dovere poi per forza essere ingurgitati dal Kraken.

O da questo coso qui

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 Ho come questi pensieri nella mente che non riescono a uscire perché in primo luogo non riescono a prendere una forma ben definita, sostanziale.

La società mi ha ferito e io da allora ho deciso di starle alla larga.

Non riesco a pensare a una vita più coerente della mia, coerente nella negazione.

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