A proposito, quando chiudo gli occhi – intravedo strani glifi proiettati al neon sopra un tessuto violaceo o bianco ma comunque acido.

Simboli, Grafemi, Glifi, Geroglifici come li vuoi chiamare essi vengono, spontanei, nel sonno e nella veglia

si proiettano sulle mie retine incomprensibili.

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 Scrivere mi piace, perché mi proietta nello spirito, ma abbiamo anche dei corpi, Zoon, e tu cosa fai per guarire il tuo corpo?

Io ti darei un sacco di mazzate ad esempio, rincorrendoti a una veloce – necessità.

Nel senso, mi piace imparare a guardare le stelle che guardano le piante che simulano, oscene, il fare del tramonto un’esperienza ossuta, diversa, capace di stare a immaginare ancora sopra al profilo del vento aria fresca da piangere, candida come la neve, sublime come il canto di un Angelo Infinito che a tutti protrae la sua Gloria.

Nel frattempo, inverosimili creature strisciano marciando leste verso un futuro degno di opposizione.

Del resto è facile subirne il calcolo, quando la madre al tramonto non vuole.

E invece Si.

Punto.

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Cammino sul filo teso a lama sopra ai confini del vuoto

non mi preoccupo dell’abisso che mi comprende, infinito

sotto allo sguardo poco attonito dell’unico attore di una tragedia evitata

quasi per sbaglio, voglia pari a zero, ma desiderio senza fine di guardare un altro passo

sottile danza in cancrena, seducente mi ammalia come il ragno la sua preda

come un bimbo e la sua mamma

spicco il balzo e sono libero, con ali di corvo punto al cielo grigio

ignoro ancora il bagliore ingannevole delle stelle

e adesso vedo: ci sono io e solo il Silenzio a guardarmi respirare.

Fino a quando poi decido di schiattare,

spegnermi e morire.

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