Racconti

La piccola stracivendola infelice (surprise/reprise)

Come già tutti sappiamo da secoli prima della nostra tragica ma necessaria caduta da Sirio

C’era una volta, una piccola stracivendola infelice, proveniente dai sobborghi di una Londra fumosa e funesta, stracarica di gin a buon mercato e puttane in attesa di essere sventrate da Jack lo squartatore e i suoi quattro emuli con mandato regale.

Era l’epoca delle paste scotte e dei pudding al sentore di cavoli stufati con lo yogurt rancido che tanto piace noi bambini, figli della tomba.

Alla piccola stracivendola un bel giorno di primavera era morta la madre, tanto per cambiare.

Non è mica colpa mia, forse.

Per sua sfortuna però le era rimasto il padre.

Il padre si ubriacava più di me quando in mancanza di altre esperienze interessanti e picchiava più di Jake la furia quando ubriaco.

Un bel giorno d’agosto, c’erano circa -17 gradi, il padre mandò la stracivendola a comprargli del gin di sottomarca dal ye olde emmedì, senza soldi, così tanto per il gusto di rivederla tornare a mani vuote e quindi prenderla a cinghiate belle mature, quasi sensuali, nella sua mente malata di disoccupato impenitente e quasi anzi fiero di esserlo.

La piccola straci però, che stranamente voleva evitare le cinghiate, aguzzò l’ingegno come spesso accade alla gente in preda alle tribolazioni, e si risolse, quel giorno come tanti altri, ad andare in stazione per cercare di elemosinare qualche povero e misero spicciolo.

Giunta sul posto, dopo quindici minuti di inutili piagnistei atti a cercar di intenerire la gente e quindi farsi donare qualche scellino, le si avvicinò uno sporchissimo ragazzino di nome Tommy, Tommy lo spalaletame.

Inutile descrivervi il fetore di Tommy, pari solo alla sua faccia sporca di letame così come tutto il resto del corpo, letame letame letame.

Tommy non avea scellini ma in compenso donò alla piccola straci una rosa, bianca quanto sporca di letame (x3).

Alla vista di quel preciso prodigio, alla stracivendola s’illuminarono gli occhi e le si allargarono le pupille, quasi quanto a me dopo 450 milligrammi di una qualsiasi droga psichedelica, le mie preferite, dopo i dissociativi che mi aiutano a dimenticare quanto siete stronzi, e quindi a volervi quasi bene, ma solo da lontano.

Donata la rosa, Tommy sparì, ritornando a fondersi con la nebbia da cui era poco prima comparso.

Proprio mentre un raggio di sole stava per cominciare a illuminare la scena e con essa la piccola straci, giunse il padre, blu dalla crisi d’astinenza da gin e mazzate elargite alla figlia.

-Che ci fai lì seduta sotto a quella colonna, puttanella? Non dovevi dunque andare al discount a comprarmi

Ma non fece in tempo a finire la frase, che un calesse imbizzarrito gli piombò addosso dalla strada, non uccidendolo ma rendendolo ancora più infame e codardo, e vigliaccamente incazzato contro i più deboli.

(come colonna sonora per il racconto quasi-fotoromanzo, ci vedrei bene un Burzum d’annata).

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