flay

Ok cominciamo.
Ho chiesto alla psic di commissionarmi roba da scrivere, lei mi ha proposto di parlarle di quello che successe nel 2015 su in collina, a gennaio.
Come se non ne avessi già scritto abbastanza.
Come se non vi avessi già fatto due palle cosi\’ con la descrizione del prodigio.
Per una volta tanto sarò sintentico, niente fronzoli nè orpelli, scientifico proverò ad essere, Piero Angela sarà fiero di me.
Era una notte buia e tempestosa e io mi ero sniffato una massiccia dose di mxp che mi portò, oltre che uno strano dolore all\’ano, a riflettere bene a lungo su tutta una serie di misfatti che avevo compiuto ai danni delle persone, donne per lo piu\’, a cui la vita aveva avuto la decenza di legarmi nel passato.
Era un periodo di merda, bevevo ogni giorno da quando mi svegliavo fino al momento in cui andavo a dormire (e ancora lo stomaco ne risente), non vedevo vie d\’uscita, bramavo la morte e l\’oblio del sonno eterno piu\’ di ogni altra cosa al mondo e avevo interrotto da tempo qualsiasi frequentazione o rapporto sociale con famigliari e amici.
Passavo il giorno a bere e a maledire ogni cosa del creato.
Passavo il giorno come lo passo adesso, su internet, solo che adesso almeno scopo anche ogni tanto.
E mangio insieme a qualcuno.
Ritorniamo però ai fatti in questione, gennaio 2015.
Non che mi andasse poi cosi\’ tanto di uscire, ma la neve mi aveva bloccato per cinque giorni circa sopra al residence in collina, le provviste scarseggiavano e mi ci feci qui due-tre giorni a riso in bianco e solo acqua.
Per fortuna avevo la droga. 
Mi drogai e voilà, comincio\’ la magia.
Prima il pentimento, senso di colpa giustificabilissimo date le varie inadempienze  e bestialità della quali era ed è costellata la mia vita anche adesso.
Ripreso un minimo di coscienza mi recai in giardino e vidi le stelle.
Qualcosa mi spinse a gridare, rabbia pura, verso le ingiustizie commesse da chiunque ai danni di chiunque altro.
Le ingiustizie continuano a non piacermi.
Urlai e le stelle parvero brillarmi contro consapevoli, vive, pulsanti di un po\’ quello che mi pareva.
Rientrai in casa, sballato come un asino e a calci e a mani nude spaccai la stufa elettrica che era stata motivo di lite con mia madre che mi accusava di dilapidarle il patrimonio con le bollette dell\’enel.

Non rimasi fulminato, stranamente, che la morte, snob e stronza come poche, proprio non ne voleva sapere di fare capolino da quelle parti, disonesta e un po\’ bastarda.
Poveraccia.

Continuai con la cavalcata psichica, non ricordo bene a cosa pensavo ma non dovevano essere bei pensieri, o forse si, ricordo solo che dalle casse del pc tonava imponente un ritornello

you are in the army now, you have to milk a cow

a loop che parvemi infinito

dopo raccolsi un pezzo di metallo  che un tempo era appartenuta alla stufa e successe il primo miracolo.
Lo presi in mano e cominciai a guardarlo. Comincio\’ a piegarmisi in mano.
Adesso, io per primo non ci crederei se qualcuno venisse a raccontarmelo.
O meglio, per crederci dovrei vederlo.
Cio\’ non toglie che la sbarra comincio\’ a piegarsi e io invitavo non so chi, \”loro\” mi piace di chiamarli, a piegarla maggiormente.
Piegatelo, dai, forza, piegatelo.
E quella si piegava.
Non era ferro, piu\’ probabilmente una lega di alluminio, ma era abbastanza solida da non piegarsi sotto il suo peso e di sicuro non si piegava per la temperatura perchè altrimenti non l\’avrei potuta tenere in mano senza ustionarmi.

Si piego\’ e la lasciai cadere, ormai annoiato dal prodigio.
Nel frattempo arrivo\’ l\’alba.

Uscii di nuovo in giardino ed esausto mi stesi su una sdraio, fuori faceva meno freddo che dentro la casa, e uno strano quanto semplice pensiero mi passo\’ per la testa, a me che ho la pelle bianca ed ho sempre odiato il sole perchè il caldo proprio non mi piace, non fa per me, al giorno preferisco la notte e all\’estate l\’inverno.

Mi dissi, caro te, che ti lamenti a fare, non hai una vita, una donna, una famiglia, degli amici, un lavoro, ma che ti frega, hai quello che ti basta per campare, un po\’ di acqua e cibo piu\’ che a sufficienza e ti basta solo un po\’ di sole per asciugare le ossa infracidite dall\’umidità della casa-caverna senza riscaldamento centralizzato.

Il sole, si. Ne sentivo il bisogno sulla pelle.
Stranamente, per quel che mi riguarda.
E cosi\’ successe il secondo prodigio.
Mi sentii investito da una sensazione potentissima di pace, amore, perdono, compassione.
Investito è la parola corretta perchè sentivo che il tutto mi veniva sparato addosso tipo un raggio, dall\’alto.
Alazai gli occhi al cielo, quindi, e vidi.
Tra me e il sole algido di quell\’alba di gennaio ci stava una figura, una croce di luce, violacea, che fungeva da lente per amplificare quel potentissimo raggio di perdono sopra al mio cranio stupefatto.
Scesi dalla sdraio e mi misi in ginocchio sussurando \”Padre\”…

Che pazzo che sono.
Da allora le cose cambiarono, almeno per un po\’.
Ero entusiasta ed estasiato.
Pure troppo.
Adesso, so che mi ero drogato ma non era mica la prima nè l\’ultima volta, mai piu\’ mi è successo di vedere qualcosa di simile.
Purtroppo.
Un\’ esperienza mistica, vi piace di chiamarla.

Io non ho idea di cosa fosse, so soltanto che da allora la mia vita cambio\’ in meglio
Smisi di bere e di pensare ogni giorno al suicidio.
Non era soltanto per il fatto di avere assistito a un prodigio quanto la qualità dello stesso, ero e sono convinto di avere visto un angelo, forse Dio stesso, e che lui mi abbia baciato benedicendomi col perdono.

Se ci penso ancora mi commuovo.

Adesso, io avrei voluto diventare un messia cosi\’ che la gente poi si sarebbe comprata le magliette col mio faccione ben stampato sopra e tutto il resto della paccottiglia varia ed eventuale per far soldi col merchandising ma evidentemente il mio destino ha in mente altro.

Da allora comunque, son finito due volte alla neuro per abuso di sostanze e di Dio o chi per lui non ho avuto piu\’ notizie, almeno non direttamente, almeno non mi sembra.
L\’ultima volta mi ci sono anche divertito, alla neuro dico, ma di questo parleremo nella prossima puntata, suppongo.


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