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RABARBARA – CAPITOLO 6 – LA SELVA OSCURA, IL LUPO E I DADI, paragrafo 2

 I dadi, quest’accozzaglia qualunquistica di scissione cosmica fatta a numeri messi lì per caso (?), quasi a farti dispiacere.

Sia Bistrattalo che il Lupo ne andavano pazzi, a quanto pare, per questa alea aleatoria che poco aveva a che spartire con l’ordine innanzi che supposto delle cose.

Affascinati dalla logica random, essi volgevano la vita e lo sguardo nel perenne tentativo di guardare oltre l’orizzonte appena rappreso delle cose.

I due si disposero a fronteggiarsi mentre il resto dei nani e il Principe e Rabarbara si misero a cerchio quasi a voler circumnavigare la questione.

Il Principe non visto si grattò in mezzo al sedere, che sentiva un’impellenza urticante che guardinga lo storniva dal lato basso del suo apparato evacuatore.


Dotto tirò fuori da non so dove una sorta di scacchiera/tagliere/pedana o comunque un quadrangolo di legno sopra al quale la battaglia avrebbe di lì a poco avuto inizio.

La pose su una roccia abbastanza piatta apparsa lì a d’uopo, proprio in mezzo ai due contendenti.

Il deus ex machina facea faville all’epoca dei fatti, in effetti.

Bistrattalo masticava chewing gum all’uranio impoverito mentre il  Lupo  sbuffava e snortiva, calmo e al tempo stesso agitato, impaziente, di dimostrare a qualcuno (forse sua mamma lupa), qualcosa di bello e diseducativo al contempo.

-Comincia tu, nano d’arrabatto 

SLING – Bistrattalo lanciò i sette dadi con maestria da far accapponare le palle, ad avercele, e i dadi, violacei come al solito cominciaron a rotolare quasi immobili e al tempo stesso fermi ma gravidi di movenze in fieri, pronti a cristallizzare l’attimo e con esso, il risultato.

Quattro teschi, due scudi e una croce.

Questo aveva esatto il lancio di dadi lanciato dal nano, quasi come per miracolo non richiesto ma ritorto al tempo stesso dal conducente antitetico alla questione.

Il Lupo quasi trasalì alla vista dell’otterrimo risultato, incapace di negarsi  in ritirata, forzò sé stesso a rimanere quasi impassibile seppur evidentemente turbato.

-Adesso quindi, dovrebbe pur toccare a te, vediamo di cosa sei capace – lo incalzò Bistrattalo, ormai sicuro del risultato ottimistico della pugna

Sei sei e un sette.

“WOOOrst” si udì udire dal sottobosco, come una folata di vento coadiuvata dagli spettatori di cotale scempio dadesco.

Il Lupo cominciò piano piano a ridacchiare e mentre rideva iniziò a sussultare e poi a girare su sé stesso, saltellando,  come in preda a una ludica danza di vittoria ancestrale fortemente desiderata.

-Ho vinto… ho – VINTO! Lo vedete che ho vinto e voi lo sapete cosa significa vero, in cuor vostro lo sapevate fin dal principio, io ho vinto e voi avete PERSO, ciò significa che voi dovrete tornare indietro e ricominciare tutto daccapo, o altrimenti, darvi al tramonto che tanto ormai è tardi e nessuno se n’è accorto.-

Le regole non scritte del gioco erano lì a girovagar nell’aria già da un pezzo a quanto pare.

I sette avrebbero dovuto tornarsene a casa insoddisfatti e i funghi destinati invece a marcire senza esser divorati da nisciuno.

Quando invece, tutt’a un tratto…

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